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LA FONTE DELL’ETERNA GIOVINEZZA

EPIGENETICA E INVECCHIAMENTO 

È il lontano 1961 quando i due microbiologi Leonard Hayflick e Paul Moorhead coniano il termine “senescenza” identificando così l’invecchiamento a livello cellulare. Una cellula senescente è una cellula che invecchia interrompendo il suo processo di replicazione, ovvero smettendo di produrre copie di sé stessa e distruggendo centinaia di proteine al suo interno. Le cellule senescenti non sono ancora morte ma nonostante siano metabolicamente attive non sono in grado di replicarsi.

Nel 2008 viene individuato il cosiddetto “lato oscuro” della senescenza: le cellule senescenti producono una notevole quantità di molecole pro-infiammatorie – tra cui citochine, fattori di crescita e proteasi – che favoriscono l’infiammazione locale. Normalmente il processo infiammatorio attiva il sistema immunitario che elimina le cellule senescenti, ma sembrerebbe che col passare del tempo questa risposta immunitaria venga a mancare. Il conseguente accumulo di cellule senescenti aggraverebbe la funzionalità cellulare e l’infiammazione rendendola cronica.

Le cellule senescenti hanno un’attività diversa in ogni tessuto producendo differenti citochine, diverse proteine e attivando processi diversi per evitare la morte. Questa diversificazione ha reso complicato individuarle fin quando nel 2017 un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze Weizmann di Rehovot, Israele, ha ideato un metodo per conteggiarle, scoprendo così che dall’1% di cellule senescenti nei topi giovani si possa arrivare anche al 20% in un topo di 2 anni.

Nel 2011 i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, scoprono che la soppressione delle cellule senescenti nei topi non solo ritarda l’invecchiamento, ma previene addirittura molti danni dell’età. L’azienda farmaceutica Unity Biotechnology di San Francisco, California, ha iniziato un progetto di ricerca per farmaci cosiddetti “senolitici” con l’obiettivo di sopprimere le cellule senescenti.

L’accumulo di cellule senescenti favorisce così l’infiammazione tissutale che da acuta col passare del tempo, data la ridotta efficienza immunitaria, si cronicizza. Tale infiammazione cronica comporta un lento accumulo di radicali liberi, che a livello cutaneo si traduce in invecchiamento con la comparsa di fastidiosi inestetismi: macchie, rughe, lassità, rossori. A questo si aggiunge la micro-infiammazione dovuta a fattori ambientali come inquinamento ed esposizione solare.

La corretta nutrizione, poiché in grado di ridurre l’infiammazione, ancora una volta si rivela vincente per contrastare l’invecchiamento. La corretta sinergia dei cibi grazie all’apporto di molecole antiossidanti contrasta l’accumulo di radicali liberi e i processi infiammatori. In particolare, ricordiamo l’azione antiossidante di frutta e verdura, vino rosso e olio extravergine d’oliva. Anche la dieta chetogenica, grazie alla sua spiccata azione antiinfiammatoria, agisce contro l’invecchiamento cellulare.

In campo cosmetico risulta utile scegliere prodotti contenenti molecole antiinfiammatorie come l’alfa bisabololo, la vitamina B5, il betaglucano, l’allantoina. Anche gli estratti vegetali sono efficaci nel ridurre l’infiammazione cutanea: calendula, malva, amido di mais, olio di crusca di riso, aloe vera.

L’invecchiamento cutaneo è un processo fisiologico la cui espressione però può essere modulata applicando un adeguato stile di vita.

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dott. Giuseppe Cassibba

Medico Chirurgo

Esperto in EPIGENETICA DELLA BELLEZZA

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Bibliografia:

  • Barbara Bertoli, Epigenetica della bellezza, Edizioni Agami
  • Zein Obagi, The Art of Skin Health Restoration and Rejuvenation
  • SINUT, Ketogenic Diet Academy, 2019
  • Paoli, A Rubini, JS Volek e KA Grimaldi. Beyond weight loss: a review of the therapeutic uses of very-low-carbohydrate (ketogenic) diets     European Journal of Clinical Nutrition (2013) 67, 789-796

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